mercoledì 23 febbraio 2011

diario del capitano


diario del capitano. data stellare: ...boh

ecco un'altra di quelle sere in cui guardi indietro al giorno appena passato e pensi "e allora..?" non hai concluso nulla, se non raschiare il fondo dell'apatia, neanche fosse un parabrezza ghiacciato.
prima o poi mi stuferò e ci butterò su l'acqua bollente.
anche se rovina il vetro.. almeno si scongela subito.

di cosa stavo parlando? ah sì, ho passato un'intera giornata senza concludere nulla.
non vedo perché rovinare tutto scrivendo un post geniale sul mio blog.

sweet fuck-alls...

martedì 22 febbraio 2011

un uomo entra in un bar

"un uomo entra in un bar,
ordina una birra e una ciotola di noccioline,
poi il bar si trasforma in un'astronave
e il barista gli taglia i capelli..
non ricordo come finiva quella barzelletta."

lunedì 21 febbraio 2011

spero di morire prima di diventare calvo



mi sono appena fatto una doccia, tra poco devo andare a casa di un amico. ho studiato tutto il giorno e non ho avuto tempo per pensare all'igiene intima, direi che puzzavo ma non ne sono sicuro: c'è troppa puzza di sigarette nella mia camera.
comunque, sono uscito dalla doccia e mi stavo asciugando i capelli davanti allo specchio del bagno. in realtà ne stavo constatando la lunghezza con una certa ammirazione: non li taglio da qualche mese.
quindi, stavo agitando l'asciugacapelli senza un senso, non sono uno che si pettina.. quand'ecco che, cazzo, una sferzata di vento artificiale mi sbatte dritta sulla fronte, lanciandomi tutti i capelli all'indietro..
l'orrore: mi accorgo che la mia stempiatura si sta espandendo a vista d'occhio.
sono sempre stato stempiato, da quanto mi ricordi.. ho sempre pensato fosse una caratteristica fisiologica e che la situazione non sarebbe peggiorata col tempo, ma ora, diavolo, non ne sono così sicuro.
non voglio perdere i capelli. riuscirei a vivere per esempio senza un rene, oppure l'appendice, ma anche un testicolo.. ma senza i capelli no. forse sono la sola cosa buona che ho in testa.
non riuscirei a immaginarmi pelato, probabilmente alla lunga finirei per indossare un parrucchino.
c'è gente che sta bene, pelata. li invidio profondamente.
domani faccio un salto in farmacia a cercare qualche farmaco. non voglio dover mettere www.ieson.com nella barra dei preferiti del mio browser.

sabato 5 febbraio 2011

il titolo si mette per ultimo o: la mia tazza verde



prima ho aperto l'anta sopra al fornello, quella dove tengo le tazze e il té e la camomilla solubile e le tisane e il caffè: quello è l'angolo più profumato di tutta la casa.


l'acqua bolliva, ho versato non una ma due bustine di camomilla solubile nella tazza verde, e poi l'acqua bollente sopra.
mescolo, ci soffio sopra, assaggio. è così forte che non devo neanche zuccherarla.
la sorseggio con la convinzione che possa farmi addormentare mentre sono seduto al computer, come un narcolettico, o almeno mentre sono sdraiato nel letto, come una persona dentro a un letto che prende subito sonno.
niente, per adesso non ha ancora funzionato.
in realtà non funziona mai, e non mi fa neanche impazzire, la camomilla.
quello che mi piace davvero è la mia tazza verde.

in realtà mi piacciono tutte le tazze, ma questa è la mia preferita: 
la uso solo per bere il té o altri infusi. è di un verde scuro, decorata con il disegno di un angioletto o qualcosa del genere, e qualche scritta in tedesco, credo. bevendoci il té è facile sporcarne il fondo. 
le macchie del té sul fondo delle tazze sono molto tenaci. quando la tazza è sporca ci metto dentro un cucchiaino di bicarbonato di sodio e un goccio d'acqua, strofino l'interno e la tazza torna come nuova.
in realtà lasciare le macchie non è dannoso. forse un po' antiestetico, ma non le pulisco regolarmente per un fattore estetico. mi piace semplicemente strofinare con le dita il fondo delle tazze impiastrate di acqua e bicarbonato. mi fa sentire come Amélie Poulain quando immergeva la mano nelle lenticchie; quella stessa sensazione.

mi accendo l'ennesima ultima sigaretta.
la fumo con avide boccate, come i negozianti che fumano davanti alla vetrina del negozio quando entra un cliente: cominciano a tirare ossessivamente, come se tirando più forte la sigaretta possa finire in un attimo. invece la buttano che è ancora a metà, entrano e il cliente esce senza aver comprato nulla. l'amarezza: meglio una sigaretta mai accesa di una sigaretta a metà.

in realtà, se ci pensi, le sigarette non servono a niente. le fumi e pensi di essere sporco dentro per un motivo preciso. ti sembra che ci sia un senso, ma in realtà eri già sporco di tuo.

meglio il té.