Giaci sul fianco come più t'aggrada,
e non essendo in me, ti vedo attraverso
dardi di fuoco a bruciare
le traiettorie dell'alba.
Fumo hai sbuffato tanto, oggi ancora:
hai voluto tracciarne un veliero d'ottone,
i tuoi mari neri a solcare
e in cullanti dolci flussi.
Ma l'aria ne ha fatto immondi mostri,
carichi di disgustosi affanni, rimpianti,
di tedio e di noia e di calci t'han servito,
e quel bacio alla vita non hai saputo rubare.
La voce sua lanciava stelle nel pallido sole,
e come tuoni gli aerei, e come aerei i tuoni.
Crostacei, siete voi,
e tali restate, ingenui!
L'efelidi sue, e il disegno loro nei tuoi occhi,
prima ancora del morso, la saliva, e l'odore
pungente di pelle la sera;
questo è come finisce Aprile.
Ma lei, lei che sperava
quando per la testa ti prendeva
e riportava tra i vermigli nembi?
Vederla allontanarsi nel buio
o vederla entrare in casa
Era davvero lo stesso dolore.