venerdì 25 maggio 2012

Parlandomi nel sonno #1


Giaci sul fianco come più t'aggrada,
e non essendo in me, ti vedo attraverso
dardi di fuoco a bruciare
le traiettorie dell'alba.

Fumo hai sbuffato tanto, oggi ancora:
hai voluto tracciarne un veliero d'ottone,
i tuoi mari neri a solcare 
e in cullanti dolci flussi.

Ma l'aria ne ha fatto immondi mostri,
carichi di disgustosi affanni, rimpianti,
di tedio e di noia e di calci t'han servito,
e quel bacio alla vita non hai saputo rubare.

La voce sua lanciava stelle nel pallido sole,
e come tuoni gli aerei, e come aerei i tuoni.
Crostacei, siete voi,
e tali restate, ingenui!

L'efelidi sue, e il disegno loro nei tuoi occhi,
prima ancora del morso, la saliva, e l'odore
pungente di pelle la sera;
questo è come finisce Aprile.

Ma lei, lei che sperava
quando per la testa ti prendeva
e riportava tra i vermigli nembi?

Vederla allontanarsi nel buio
o vederla entrare in casa
Era davvero lo stesso dolore.

Reporter


Mi ero registrato tutti quei pensieri su una di quelle cassettine minuscole... te le ricordi? Poi mentre aprivo il portone mi sono accorto che era ancora lì, nel registratore da reporter, anni '90.
Sono tornato sulla strada e l'ho tirata fuori, l'ho appoggiata per terra, delicatamente... Poi ci sono saltato sopra con entrambi i piedi, un sacco di volte, perché come sai sono davvero piccole, quelle maledette cassette, e continuavo a mancarla, nella foga... Dopo un po' non restavano che pezzetti di plastica e nastro arricciato, pieno di parole vuote, che vuote dovevano rimanere, che nessuno avrebbe dovuto sentire e nessuno in effetti avrebbe sentito.
Spostai tutto sul ciglio della strada, col piede. Non ricordo nemmeno cosa ci avevo registrato, ma lo scricchiolio della plastica sotto i piedi, quello me lo ricordo, e anche lo scontrino nel portafogli: una lista di cose che non avevo, con un ironico "Grazie e arrivederci" in fondo. Anche quella volta mi sono divertito ad avvicinarci l'accendino appena, per vederlo imbrunire, non bruciare.
Sarebbe stato troppo bello.

domenica 1 maggio 2011

Canzoni da mare scontate

Cose da fare oggi:
-fare lista di cose da fare
-lavarsi
-scrivere su blog
-studiare
-fare qualche foto che c'é il sole
-masturbarsi
-autocommiserarsi
-masturbarsi di nuovo

"Non c'é proprio un cazzo da fare / devo andare a vivere al mare" scrive la penna di plastica sulla carta ingiallita. Plastica, vetro, metallo, cemento, montagne di cemento, mari di cemento, cemento a presa rapida, cemento armato, mari a quadretti, quadri amaretti, cafferino dopo pranzo, cafferino dopo cena e poi sul letto sdraiarsi, pensare, volare, volare, violenti, speranti, violanti, volanti.
Voglia di prendere il treno e andarsene al mare.
E se fossi nato al mare?
Vestirei solo camicie color pastello, pantaloni color kaki col risvolto, retti da bretelle di cotone e corda, polacchine azzurro-tristezza e un cappello di paglia, senz'altro. Non userei mai le calze, così, appena si presentasse l'occasione, potrei togliermi le scarpe e camminare sul bagnasciuga, pantaloni salvati da magistrali risvoltoni, ukulele sotto braccio e una macchina fotografica di plastica al collo. Poi potrei sedermi sul molo, la sera, stanco dopo una giornata di lavoro in pescheria o in focacceria e, guardando di sottecchi l'orizzonte che divide i due grandi blu, prendere il mio Moleskine con la carta ingiallita, la mia penna di plastica, scrivere
"Che palle il mare / nella città voglio andare"

lunedì 25 aprile 2011

In men che non si dica.

Fototessere completamente sbagliate.
La mia nuova carta d'identità, nuova di zecca, l'ho fatta vedere a mio padre. "Sembri un malvivente", mi dice, ridendo "la foto di profilo dove sta?".
Io rido.
Poi penso, veramente, dove sta?

mercoledì 23 febbraio 2011

diario del capitano


diario del capitano. data stellare: ...boh

ecco un'altra di quelle sere in cui guardi indietro al giorno appena passato e pensi "e allora..?" non hai concluso nulla, se non raschiare il fondo dell'apatia, neanche fosse un parabrezza ghiacciato.
prima o poi mi stuferò e ci butterò su l'acqua bollente.
anche se rovina il vetro.. almeno si scongela subito.

di cosa stavo parlando? ah sì, ho passato un'intera giornata senza concludere nulla.
non vedo perché rovinare tutto scrivendo un post geniale sul mio blog.

sweet fuck-alls...

martedì 22 febbraio 2011

un uomo entra in un bar

"un uomo entra in un bar,
ordina una birra e una ciotola di noccioline,
poi il bar si trasforma in un'astronave
e il barista gli taglia i capelli..
non ricordo come finiva quella barzelletta."

lunedì 21 febbraio 2011

spero di morire prima di diventare calvo



mi sono appena fatto una doccia, tra poco devo andare a casa di un amico. ho studiato tutto il giorno e non ho avuto tempo per pensare all'igiene intima, direi che puzzavo ma non ne sono sicuro: c'è troppa puzza di sigarette nella mia camera.
comunque, sono uscito dalla doccia e mi stavo asciugando i capelli davanti allo specchio del bagno. in realtà ne stavo constatando la lunghezza con una certa ammirazione: non li taglio da qualche mese.
quindi, stavo agitando l'asciugacapelli senza un senso, non sono uno che si pettina.. quand'ecco che, cazzo, una sferzata di vento artificiale mi sbatte dritta sulla fronte, lanciandomi tutti i capelli all'indietro..
l'orrore: mi accorgo che la mia stempiatura si sta espandendo a vista d'occhio.
sono sempre stato stempiato, da quanto mi ricordi.. ho sempre pensato fosse una caratteristica fisiologica e che la situazione non sarebbe peggiorata col tempo, ma ora, diavolo, non ne sono così sicuro.
non voglio perdere i capelli. riuscirei a vivere per esempio senza un rene, oppure l'appendice, ma anche un testicolo.. ma senza i capelli no. forse sono la sola cosa buona che ho in testa.
non riuscirei a immaginarmi pelato, probabilmente alla lunga finirei per indossare un parrucchino.
c'è gente che sta bene, pelata. li invidio profondamente.
domani faccio un salto in farmacia a cercare qualche farmaco. non voglio dover mettere www.ieson.com nella barra dei preferiti del mio browser.